INTEMPERIE, di Benito Zambrano(2019)
1946, il dittatore Francisco Franco governa il paese dopo aver vinto la guerra civile, favorendo i latifondisti e tenendo sotto un ferreo controllo un paese impoverito e, soprattutto nelle sue zone interne, arretrato e come immobile.
Jesus Carrasco, autore del romanzo da cui è tratto il film, ambienta la vicenda narrata in Intemperie in un orizzonte quasi atemporale,
Zambrano per il suo adattamento sceglie invece questo preciso riferimento storico e il paesaggio brullo e sconfinato di una Andalusia poverissima, arida, di pietre e polvere,dove i padroni fanno la legge e gli uomini posseggono solo la forza delle loro braccia da vendere e troppe bocche da sfamare. Vivono come topi in grotte e tuguri, disposti persino a cedere i propri figli perché servano come cani fedeli un padrone i cui ordini e capricci considerano inevitabili ed eterni.
Botte e sfruttamento, nessuna protezione e nessuna speranza di cambiare la propria condizione. Da questo fugge un ragazzo di cui non conosceremo mai il nome nel corso del film ma sempre il più neutro"ragazzo", altrimenti "piccolo demonio", pronunciato con rabbia dagli inseguitori El viejo e Capataz, persino con un pizzico di ammirazione e poi di affetto dal pastore che lo aiuta, Moro. Per "il Padrone" che lo insegue e lo rivuole ad ogni costo è invece "ladro" o "brigante".
Fugge dalle botte il ragazzo, ma soprattutto dalle sue voglie malsane. Quelle no, le sue attenzioni non le tollera. Brucia di rabbia e vergogna ancora.
Archetipi i personaggi di questo western spagnolo, senza nome come spesso nelle società arcaiche, contadine. Tipi umani, eterni, connotati da una provenienza, un difetto fisico, una funzione. El viejo, Capataz, El portugues...
Storia di una fuga e di incontri lungo un cammino. Storia di crescita, di iniziazione, di "figli" che trovano un "padre" e di uomini che trovano il senso del loro percorso in questo mondo divenendo padri di un ragazzo che il destino ha messo loro sulla strada e scegliendo di proteggerli.
Eccellente Louis Tosar nel ruolo di Moro, totale la sua immersione nel personaggio, perfetta la sua fisicità di vecchio soldato che porta i segni di troppe guerre combattute. Essenziale, incisiva la sua recitazione nel passaggio dalla durezza difensiva iniziale alla protettività paterna finale, spinta sino al sacrificio di sé.
Un ragazzo ha imparato con lui i gesti di pietà che un uomo deve avere coi vivi e che è giusto seppellire i morti, quando è giusto colpire per difendersi dai malvagi e quanto è giusto fuggire da chi vuole rubare la tua dignità di essere umano.
Un ragazzo ha imparato così ad attraversare il male e a non farsene sporcare.
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