ANIMALI NOTTURNI (NOCTURNAL ANIMALS), di Tom Ford (2016)



"Animali notturni ", di Tom Ford 

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Poche giovani vogliono somigliare alla propria madre. Ogni donna si sorprende poi nella maturità nel trovarsi a fare, a dire, a giudicare con le stesse scelte ed errori. 
Poche sfuggono alla regola, non lei, non la Susan di Animali notturni.
Ne conosceremo la madre, il triplice filo di perle della rispettabilità,le onde impeccabili dei capelli rigide come i suoi pregiudizi, l'allure da lady maschera di un egoismo di classe difeso e perpretrato attraverso la figlia. Manipola Susan: che lasci l'amore romantico per lo scrittore squattrinato Edward assieme ai suoi studi di storia dell'arte per scelte più concrete, i modelli di rassicurante ben oleata sicurezza che ha predisposto per lei.
 
Non dorme mai Susan. È un animale notturno: così la chiamava a ragione Edward ai tempi del loro amore e NOCTURNAL ANIMALS è il titolo che ora Ed ha dato al romanzo che ha scritto e che le manda vent'anni dopo dedicandoglielo. Susan si ferisce con la carta del libro tagliente come una lama, sanguina ed è un presagio. Capisce che è di lei, di loro che parla. Si riconosce e, come sempre facciamo nel leggere, Susan presta i loro volti giovani ai Tony e Susan del romanzo. Il  libro segna così nella sua vita il ritorno del rimosso. 

Duplice è l'animo, sempre: luce nell'immagine in cui ci riconosciamo e offriamo agli altri, ombra notturna che emerge silente dagli impulsi che muovono la parte oscura. 

Nell'altalena tra i tre piani narrativi del film, vediamo la Susan del poi, sicura, distaccata. Gestisce una grande galleria d'arte, esprime nei sandali-feticcio una femminilità raffinata/aggressiva e negli occhiali dalla pesante montatura nera il simulacro di una scelta intellettuale giovanile rinnegata: studiava e sognava di dedicarsi ad arte pura e ricerca, ha scelto il mercato e fa la gallerista, nei tempi della realistica scelta successiva del matrimonio con Hutton e della vita smagliante e infelice con lui. 

La grande cura estetica del film, vera costruzione di un mondo firmato Ford, spesso imputata al regista quasi fosse un difetto, è invece coerente e necessario elemento unificante del racconto delle due Americhe che il film ci racconta,così diverse e complementari: quella metropolitana dei white cube in cui si svolgono le vite dorate delle persone come Susan, gli spazi open immensi e vuoti delle glass house, le case-vetrina specchio delle interiorità vuote, e quella squallida, volgare, sanguigna ma altrettanto vera e vitale del Texas estremo in cui si svolge l'avventura di tremenda violenza che Edward fa vivere ai suoi protagonisti/alter ego nel romanzo. 

Un grande tondo di John Currin, Nude in convex mirror, spicca alle spalle di Susan sul rosso sangue della parete dello studio. Con le sue natiche enormi e deformate introduce un momento di estetica freak, un elemento perturbante e rivelatore nell'usuale perfezione e levigatezza dell'immagine. La sequenza iniziale del film d'altronde lo anticipava con la danza delle vecchie majorettes grasse e flaccide sotto la pioggia di lustrini poi rivelate come una installazione vivente della galleria. Oscenità e violenza rientrano insomma filtrate dall'arte come contraltare a tanta civiltà ed eleganza. 

Un grande Balloon Dog di Jeff Koons si riflette nell'acqua della piscina in casa di Susan: anche ironia e sberleffo rivelano verità sul mondo.

Ford fa piovere una luce lunare radente e bellissima che trasfigura e conferisce bellezza anche a quella landa deserta e squallida in cui il branco di Roy trascina le due donne e lì le violenta, brutalizza, umilia, deride per sfogare la propria animalesca vitalità e sensualità. Una mascolinità tossica, esito estremo di quel modello di uomo  che pure in maniera oscura e inconsapevole attrae ancora alcune donne. Hutton e Roy, l'uno civile, rassicurante nell'immagine, l'altro macho e volgare sono anzi forse esiti estremi di uno stesso modello di mascolinità. 
Eppure Susan non lo capì allora: amava in Edward la dolcezza, la sensibilità ma le percepiva come debolezza e dalla sua dedizione e presenza non ricavava sensazioni di sicurezza, di protezione. Tale era la forza dell'immagine di uomo che il modello materno le aveva inconsciamente tramandato. 
Non ragiona così anche il volgare Roy quando chiama "femminuccia" il povero Tony? Non imposta così la sua vita Hutton quando tradisce Susan e vive una doppia vita? 

Un quadro che non ricorda di aver comprato per la galleria grida Revenge a grandi lettere grondanti un caldo colore rosso sangue. 
Sangue scorre nella vendetta compiuta dal Tony con la faccia di Edward nel libro che Susan sta finendo di leggere e che le pare parlare di loro tanto da spingerla a telefonare alla figlia per sentirne la voce, per rassicurarsi che tutto va bene. 
Sangue sputa il poliziotto Bobby, malato terminale di cancro, che aiuta Tony nella vendetta. Sua la migliore prova d'attore nel film. 

Un San Sebastiano di Damian Hirst, un cavallo in formalina trafitto da frecce raggela invece il suo dolore muto in un'altra sala della galleria di Susan. 

Susan si toglie il trucco pesante, si pettina come quando era ragazza perché spesso un cambio interiore si traduce in una nuova pettinatura in una donna. Ha capito, vuole ritrovare Edward, riconciliarsi con la parte rimossa di sé, e prepara l'incontro. Lo aspetta a lungo, per ore, nel ristorante. Edward non verrà: ha consumato se stesso nel dolore e ora, coi tempi lunghi e freddi della vendetta più raffinata, si sottrae. 
Nocturnal animals, un revenge movie racconta la vendetta come arte. 

🎥 Marisa Sapienza 




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