Nomadland, di Chloé Zhao (2020)


Weltangschauung è la parola che si usa per definire la concezione del mondo, della vita di cui tutti siamo portatori consapevoli o meno, il nostro collocarci dentro un quadro generale, gli occhiali insomma attraverso i quali guardiamo il mondo e ci guardiamo.
Tra i nuovi nomadi per forza che Chloé Zhao ci fa conoscere e coi quali ci fa simpatizzare in Nomadland ne spicca uno, uno che parla poi per tutti, che consiglia gli smarriti e indica la direzione. Parla a loro che, radunati attorno al fuoco di un bivacco, uno dei tanti lungo la loro strada, si raccontano le loro storie, le storie di come sono finiti così, magari perché licenziati ad appena un mese prima che maturassero i diritti alla pensione come è accaduto a Swankie o magari perché tutta una città, tutto un distretto produttivo si è dissolto intorno a loro diventando una città fantasma, come è successo a Fern. Ne conosciamo così le storie individuali di espulsi dal sistema, di scarti sociali del turbocapitalismo che delocalizza, licenzia, premia alcuni, pochi, mentre stravolge le vite di altri, molti. 
Fern, Swankie Dave, Linda May, Bob raccontano con aria triste le loro storie, a capo chino, come se fossero loro i colpevoli o come se fossero sopravvissuti a calamità naturali, ad uragani, e non a eventi dipendenti da logiche economiche e scelte politiche. Le raccontano come se si trovassero in sedute di terapie di gruppo per alcolisti anonimi dove ci si aiuta a superare problemi individuali e non collettivi.
L'uomo che indica la strada agli espulsi dal sistema si chiama Bob ed ha una bella barba bianca. È lui il loro punto di riferimento ed è in bocca a lui che Zhao mette la Weltangschauung sottesa a tutto il film: la tempesta sta arrivando, la si vede all'orizzonte se si hanno gli occhi per vederla, travolgerà tutto come un uragano, il Titanic affonderà e colerà a picco con passeggeri ed equipaggio e lui si è dato la missione di calare le scialuppe di salvataggio e salvarne quanti più possibile. All'embrionale critica del sistema che li ha massacrati ( "la colpa è del dollaro e noi siamo sempre vissuti dentro il dollaro" dice Bob) non segue però alcuna dissociazione dalla sua logica: nel campo lungo dell'inquadratura sul camper di questi marginali campeggia sempre la bandiera a stelle e strisce. Non un ripudio quindi di ciò che ha causato le loro tragedie individuali ma una risposta di tipo individualistico/eroico nello spirito di una nuova frontiera.
Fern così, perduta la casa, attrezzerà il suo vecchio camper, definirà con orgoglio se stessa non una senza tetto ma una "senza casa", trasformerà la scelta obbligata di un nomadismo di sopravvivenza in scelta di difesa dei propri spazi di libertà, della residua dignità di non andare ospite dai caritatevoli parenti pur di avere un tetto: si rifarà pioniera come le sue antenate della vecchia frontiera.
La risposta ai nuovi drammi che esce esaltata nel film, indicata da Bob ai suoi marginali, é tutta interna all'ideologia individualistica, è la resistenza eroica del singolo, il solidarismo tra esclusi, il self help, il trasformare l'obbligo in scelta filosofica e vederne pure la bellezza. Nessuna alternativa al sistema che ha travolto le loro vite negli orizzonti mentali dei protagonisti di Zhao: non la vedono, non la immaginano neppure.
La nuova vita di Fern ha orizzonti ampi e poesia di tramonti bellissimi, trascorre tra aree di sosta e cessi da pulire, sorellanza e abbracci tra marginali e lavoretti precari da inseguire.
A segnare gli orizzonti entro cui si consumano queste vite dei nuovi poveri campeggiano come nuovi confini i cartelloni di Amazon e Wallmart e sono grandi, immensi. 
Assimilati ormai alla Natura nell'immaginario collettivo, appaiono eterni, maestosi come montagne, inamovibili come le rocce e i tramonti entro i quali si muove Fern, non sembrano più cose che abbiano inizio e fine come il sistema che li ha creati, ma sfondo eterno di cicliche vicende umane. 
Dicono che nel libro dal quale Zhao ha tratto il suo film emerga chiaro un elemento di denuncia e di critica al sistema. 
Il lirismo, la maestosità del paesaggio, la bella fotografia dei grandi spazi, la musica minimalista di Einaudi in Nomadland invece paiono così esserci per mascherare un silenzio, una scelta di non andare a fondo, e lasciano un retrogusto di omissione.

🎥 Marisa Sapienza


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