Limousine (appunti su apparenti convergenze tra Holy motors di Carax e Cosmopolis di Cronenberg)
Lo zerovirgolauno per cento della popolazione viaggia in una limousine bianca, a quanto ci dicono due film, entrambi del 2012.
A Manhattan nella sua limousine bianca, sorta di universo separato e plastica rappresentazione della sua vita di ventottenne multimiliardario, viaggia, vive, fa sesso e si fa controllare ogni giorno la prostata asimmetrica dal suo medico personale, il giovane Eric protagonista di Cosmopolis.
Il denaro, il capitalismo finanziario, ha creato il mondo artificiale di Eric e ha creato Eric stesso. "La ricchezza è fine a sé stessa. Il denaro ha perso qualità narrativa come è accaduto alla pittura tanto tempo fa", dice De Lillo e Cronemberg fa collezionare al suo Eric il caos ordinato di Pollock e il senso mistico dei campi di colore di Rothko.
In un giorno dentro una limousine Oscar riceve enigmatiche istruzioni e compie i suoi cambi di identità muovendosi entro una Parigi simile a tutte le metropoli del mondo.
Anche il viaggio di Eric si compie in un giorno, un giorno di quelli che ricapitolano una vita, la cui frenesia e insensatezza corrono verso l'epilogo di un cupio dissolvi.
Se in Holy motors sono le identità molteplici che Oscar indossa a dirci l'alienazione identitaria dell'uomo contemporaneo, in Cronemberg è il carattere monologante, non comunicativo del parlato a mostrarlo in dialoghi che di reciprocità e scambio non hanno nulla: i parlanti verbalizzano percorsi interiori separati e i nessi tra le loro parole restano incomprensibili a chi, spettatore, ascolta i loro non-dialoghi.
De Lillo, dal cui romanzo Cronemberg ha tratto il film, dice che "quello che gli altri credono di vedere in una persona finisce col diventare la sua realtà". Ecco perché considera importante solo ciò che viene verbalizzato o fatto, tradotto in atto, parola o gesto che sia.
Cronemberg nell'adattare per lo schermo il romanzo di De Lillo compie il passo successivo eliminando il flusso di coscienza che nel romanzo ancora lega (e connettendo spiega) le frasi dei personaggi: tiene queste, le fa emergere e susseguire così slegate, acuendo il carattere dei suoi personaggi che paiono così ancora più atomizzati e incomunicabili, chiusi nella loro fissità di maschere monologanti.
Il viaggio in un giorno di Odisseo/Eric dentro la nave/limousine giunge alla sua Itaca personale, il luogo delle origini all'altro capo della città, il negozio del vecchio barbiere che gli tagliava i capelli da bambino. Quel giorno sentiva che era giunto il momento di aggiustarne il taglio.
"Non c'era nessun posto in cui volesse andare, niente a cui pensare, nessuno ad attenderlo. Come poteva compiere un passo in una direzione se tutte le direzioni si equivalevano?"
🎥 Marisa Sapienza
Commenti
Posta un commento