ASCENSEUR POUR L'ECHAFFAUD (Ascensore per il patibolo) di Louis Malle (1958)

"ASCENSEUR POUR L'ECHAFFAUD" (Ascensore per il patibolo) di Louis Malle (1958)

Leggenda vuole che Miles Davis componesse la colonna sonora in una notte, improvvisando sulle immagini mute, non ancora montate, che scorrevano sullo schermo. E questo è forse il film, un'unica lunga jam session in cui il confine tra parola, immagine e suono non esiste più e volti e luoghi dipingono paesaggi dell'anima. Il bianco e nero astrae e strania i colori di una Parigi insolitamente buia.
La lunga camminata di Jeanne nella notte, ondeggiante, persa, come sono persi gli amanti nel delirio della loro realtà parallela.
Il lungo singhiozzo della tromba di Davis che la segue, lungo, spezzato, e poi martella ansiogeno, metallico, a dire lo strazio degli amanti separati, lui intrappolato ormai nell'ascensore, lei impotente, sola.
Il volto di Jeanne, quella bocca dagli angoli all'ingiù, bella contro tutti i canoni della bellezza, quel bianco e nero ora morbido ora geometrico, tagliente, quella disperazione che forse solo il melò aveva una volta il coraggio di raccontare.
Questo ci portiamo via.

🎥Marisa Sapienza



"ASCENSEUR POUR L'ECHAFFAUD" (Ascensore per il patibolo) di Louis Malle (1958)




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