VERONICA VOSS (DIE SEHNSUCHT DER VERONICA VOSS), di Rainer W. Fassbinder (1982)

Veronica canta, le mani sui fianchi in quella posa un po' di sfida che ha una donna che sa di calamitare sguardi e desideri, di essere al centro della scena, le guance incavate dall'ombra complice delle candele, un po' Lola un po' Marlene, il bianco e il biondo di capelli e pelle come latte su latte, evanescenti, come i ricordi nell'effetto flou voluto dal regista. Veronica canta le parole dell'amore come promessa e ricordo, la voce indolente, gli occhi inquieti. Altri occhi la seguono, quelli innamorati di Robert, ammaliati, e quelli indagatori o falsi dei complici nell'inganno.
Nella lunga sequenza l'immagine occupa tutto lo schermo, in orizzontale, e il nostro sguardo segue la m.d.p.che si posa sull'accumulo degli oggetti di cui è stipata la casa di Veronica, che parlano di lusso decadente e di quell' estetica anni '30 della cui nostalgia è forse affetta non solo la Germania.
Fassbinder raffredda le emozioni dei ricordi di Veronica in un bianco e nero dilatato al massimo, come Veronica le anestetizza con la morfina da cui è ormai dipendente.
E ci rendiamo conto della ragione di quella luce, di quel bianco accecante in cui Fassbinder ha immerso figure e ambienti, come se questi 
fossero scontornati dalla realtà e trasportati in un altrove, che questo altrove esiste ormai solo nella mente allucinata di Veronica e quello che stiamo seguendo è un film nel film, un viaggio in una mente prigioniera di un passato da cui non vuole uscire. 
Sehnsuch, in tedesco, ed ha un bel suono il rimpianto in tedesco. 
Cocaina, in italiano, il titolo del romanzo di Pitigrilli la cui riduzione cinematografica rimpiange per sempre di non aver potuto interpretare la Sybille Schmitz, protégé di Goebbels, alla cui storia il personaggio di Veronica Voss è ispirato. 
"Take one fresh and tender kiss
Add one stolen night of bliss
One girl, one boy
Some grief, some joy
Memories are made of this" 

🎥 Marisa Sapienza 


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