LE RICETTE DELLA SIGNORA Toku, di Naomi Kawase
"An" è il titolo originale del film e potremmo tradurlo con "pasta dolce di fagioli azuki". Con questa vanno farciti i dorayaki, quei tondi dolcetti che Sentaro ha imparato a fare abbastanza bene quando ha preso in gestione il chiosco per ripagare coi proventi della piccola attività i debiti contratti.
Si impegna molto Sentaro, parla poco e lavora bene la pasta, ché sia soffice e avvolga di morbida dolcezza la profumata confettura An.
Nel piccolo chiosco tre destini si intrecceranno attorno ai dorayaki e alla pasta an, un passaggio di testimone tra generazioni si compirà, una maestra sceglierà l'allievo a cui trasmettere il segreto della propria arte: solo così l'opera e la vita hanno un senso, quando i cerchi si chiudono ed è meno dolorosa la cerimonia degli addii.
Non sempre lo riconosci un maestro: a volte ha un aspetto dimesso, non porta insegne e porpora e vede solo il suo lavoro. Lo capisci piuttosto dagli occhi che gli brillano quando ne parla, dimentico del resto, di ciò che conta per gli altri e per lui è solo ingombro molesto che distoglie.
È piccola e avanti negli anni la signora Toku quando viene un giorno a bussare alla porta del chiosco. È gentile, cammina a piccoli passi e saluta le tenere foglie di primavera dei ciliegi che si muovono al vento come farfalle. Osserva molto persone e cose, come accade a chi pratica la lentezza e si concede il tempo di gioire di una fioritura di ciliegi, l'hanami bello ed effimero o forse, meglio, bello perché effimero.
La signora Toku vuole lavorare, cucinare per Sentaro, anche per una piccola, piccolissima paga, ma riuscirà a farsi assumere solo quando gli porterà la pasta dolce An che ha preparato per lui.
Mai Sentaro ne ha mangiata di così buona, fragrante e profumata, tutt'altra cosa rispetto a quella in scatola che ha sin qui usato. Non la paga ridotta ma l'eccezionale bontà che assumono i suoi dorayaki se farciti con la pasta an di Toku: questo lo convince infine ad iniziare la collaborazione con l'anziana signora dalle mani abilissime e stranamente distorte.
All'alba, "bisogna iniziare all'alba" impone Toku al "principale" di cui è gentile ma ferma maestra: conosce lei i necessari tempi lunghissimi, i molti passaggi e gesti attenti e delicati da compiere al momento giusto. Ogni arte è così e l'allievo deve farsi umile, osservare e assorbire perché il dono si trasmette così, da maestro ad allievo, infinite volte, per generazioni e generazioni di custodi e interpreti.
Tra i ragazzi che si fermano al chiosco, numerosi ed entusiasti del cambiamento nei dorayaki di Sentaro c'è Wakana. Lei, come Sentaro, è silenziosa e attenta e come lui ha un problema: lui col disordine della sua vita precedente, lei con una madre distratta da cui allontanarsi. Anche Toku ha un problema, come tutti, come tanti. Il suo è una malattia, di quelle che lasciano uno stigma, di quelle che obbligavano in Giappone gli innocenti che le contraevano, incolpevoli, all'esclusione, a vivere nei lazzaretti, tra simili e lontano dai "normali".
Capirà Toku, coll'intuito affinato dalla solitudine e dalla lunga osservazione di uomini e cose, capirà presto cosa c'è dietro l'imbarazzo che mostra Sentaro dopo la visita della padrona del chiosco coi suoi progetti di ristrutturazione e un nipote da sistemare.
Si allontanerà da sola, senza bisogno di spiegazioni, ringraziando.
Perché ogni persona che possiede un'arte sa quando è il momento di uscire di scena, magari sull'onda di un ultimo applauso e dopo averne consegnato il dono a qualcuno che ne farà buon uso.
🎥 Marisa Sapienza
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