"THE NEON DEMON", di Nicolas Winding Refn
Anche in "The neon demon" è sempre, più che mai, questione di sguardi. Il prisma/logo del film di NWR dichiara infatti da subito la creazione dell'unica realtà che conti nella civiltà dell'immagine e che l'artificio è la nuova Natura, la nuova età barocca in cui si forma il nostro immaginario. Sacerdoti-officianti dei nuovi culti sono stilisti/fotografi/agenti perché chi formula il canone ha il nuovo potere: crea, forgia lo sguardo desiderante che muove le azioni degli altri, ne indica direzione e forma, sceglie chi ammettere dentro la luce che fa esistere e chi, ormai logoro, confinare nel cono d'ombra. Il prisma illumina di una luce artificiale che fa credere l'immagine più vera del reale, la sfaccetta e moltiplica, ne imprigiona la luce rendendola dura e seducente come diamante purissimo.
In questa luce si muovono donne dalla bellezza costruita, modellata, disincarnata perché aderisca all'idealtipo che altri hanno costruito per lei, anoressiche falene che ruotano impazzite nella luce che loro stesse riflettono.
Alla luce, misura e valore dell'esistenza, si deve sacrificare tutto per farsi cave superfici specchianti, vivere entro la bolla magica che rende visibili. L'estetica è la nuova etica. L'immagine è la nuova profondità. Il narcisismo è una qualità. Il prisma riflette/devia/nasconde. Refn elimina infatti storie e psicologie: nel mondo dell'immagine non conta ciò che si muove nel sottosuolo, non contano motivazioni e storie personali. Conta solo l'arrivo: abitare il sogno, ingoiare /introiettare/ Essere la propria immagine. Ma il prisma capovolge e disambigua le ambivalenze mentre le costruisce. L'innocenza è una colpa? Jesse è davvero innocente? Nel momento in cui bacia/si innamora della propria immagine riflessa, diventa cioè consapevole della propria seduttività ancora percepita dagli altri come innocente, essa non è più tale. Chi è quindi davvero la pantera il cui bacio scatena l'agguato? L'innocente è davvero tale? Le agenti/ diavolesse rosse, le truccatrici/attanti nella storia che poi, respinte, si trasformano in furie, le tre modelle/sorellastre invidiose senza più un corpo che abbia pulsioni e ritmi naturali sono altre da Jesse? o appaiono in realtà tutte declinazioni di una stessa donna in cui il divenire icona ha comportato la perdita di sé e in cui il sogno della propria natura perduta può ritornare solo sotto forma di sogno del mestruo. D'altra parte "chi vuole la carne ormai vecchia quando c'è la carne nuova" ? L'ultimo stadio, l'esito per Jesse, bambola invidiata ma ormai rotta, non può che essere assistere stupita alla propria disarticolazione.
🎥 Marisa Sapienza
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