"RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME", di Céline Sciamma

Un gruppo di allieve disegna sotto la guida attenta di una maestra, apprende l'arte del ritratto, i canoni che fissano le regole codificate da lunga tradizione entro cui l'artista deve educare lo sguardo.. Le lunghe pose, lo studio della posizione del braccio e delle mani, chiuse, composte, a dire modestia, contegno, adesione al rango, addomesticamento ai canoni della femminilità. 
Marianne, divenuta maestra, le spinge però a "vedere" davvero quel che c'è oltre la superficie di manierismi e forzati atteggiamenti. Un quadro sul cavalletto infatti le attrae, un ritratto fuori dalle regole che racconta una donna da un punto di vista inedito: una storia ancora tutta da scrivere la conquista/formazione di uno sguardo femminile sulle cose e di una coscienza finalmente autonoma del proprio essere nel mondo. 
Il moto parte, come in Heloïse, da una coscienza che spesso si esprime embrionalmente nel rifiuto oppositivo ad uniformarsi a ruoli imposti(in lei la tradisce il mento proteso, lo sguardo di sfida, le resistenze sorde, i mutismi ostili). Due tele bianche girate contro il muro campeggeranno nella "stanza tutta per sé" che Marianne allestirà nel palazzo dove sarà chiamata a dipingere il ritratto della giovane: tutta da scrivere ancora la storia di una nouvelle Heloïse libera e consapevole, tutto da conquistare allo stesso tempo lo sguardo d'artista  che saprà narrarne l'enigma. 
Essere "vista" è la condizione femminile per eccellenza: essere destinataria di sguardi( o, infelicemente, non esserlo) diventa presto il destino di una donna, la conferma della sua esistenza, del suo valore. Nel caso di Heloïse, tolta al convento e chiamata a prendere il posto della sorella suicida per sottrarsi a un destino scritto da altri, il ritratto servirà a stipulare un matrimonio conveniente con un gentiluomo sconosciuto. Essere "viste" è riconoscimento e gabbia insieme, essere oggetto e non soggetto di sguardo. In arte fu a lungo preclusa alle donne la frequenza dei corsi accademici considerati "alti", come la figura, e delle basi scientifiche che potessero far maturare nelle rare artiste originalità di pensiero, come gli studi di anatomia. Alle donne ricamo, pastello e arti minori. 
Tra l'artista Marianne e la modella inconsapevole Heloïse sarà il movimento di una crescita a due, in cui l'una diviene e forma lo sguardo dell'altra, una progressione che anima la vicenda e i serrati dialoghi che sono l'altra forza del film. Lo "sguardo" che l'artista Marianne posa su Heloïse non è ancora creativo e originale. Nei quadri che ritraggono donne il vero protagonista non è mai in scena, non ne ha bisogno ( e ciò stabilisce la sua autorevolezza): tutto è indirizzato a lui, l'uomo che guarda. La donna guardata è vista attraverso i suoi occhi, nuda o vestita dei suoi sguardi giudicanti e desideranti, bella secondo canoni alla cui formulazione non ha partecipato se non come oggetto degli stessi. Sciamma ci mostra Marianne che, nuda e rilassata, dinanzi al fuoco asciuga da un naufragio iniziatico lei e le sue tele e si concede una pipa di tabacco: un nudo non atteggiato per gli sguardi di un uomo, visto da uno sguardo affettuosamente complice che lo accoglie nella realtà delle sue imperfezioni. Non ancora matura come artista ma già insoddisfatta del limite che inizia a percepire, Marianne straccia, cancella, distorce i primi schizzi e abbozzi di ritratto. Una serva, Sophie, è il terzo polo della narrazione. Lei, l'esclusa dagli strumenti della crescita intellettuale( la pittura per Marianne, la musica per Heloïse), lei, unita però alle altre nella sorellanza, al di là di ogni barriera di censo e cultura, dall'esperienza del corpo, delle sue leggi e del suo potere. 
Tre figure, tre silhouette si stagliano all'inizio nella scena potente del bosco, la necessaria discesa nel potere ancestrale delle donne evocato dalla danza e dal canto delle Grandi Madri di cui parla Clarissa Pinkola Estes. Il contatto col sé profondo non a caso coinciderà per M. con la premonizione del destino, la visione del suo alter-ego Heloïse biancovestita , la certezza che il loro incontro sarà una parentesi nella loro vita, ma una parentesi che va vissuta e poi trasformata in ricordo prezioso e vivificante. Così come nella rilettura del mito di Orfeo ed Euridice che le tre donne in un serrato dialogo decostruiranno insieme e che poi Marianne reinterpreterà in un quadro. Lo esporrà in un Salon al quale potrà partecipare solo firmandolo col nome del padre pittore( ancora defraudate le donne del loro talento). Nello stesso Salon troverà un ritratto che la sua Heloïse ha commissionato ad altro pittore. La ritrae così come vuol'essere vista, donna e madre, a ripetere il destino della propria madre. Negli occhi, intatto, lo sguardo indomito, tra le mani un libro, il dito a segnare la pagina che contiene il loro segreto. Il dialogo segreto tra loro continua. La voce delle donne ha ormai trovato le PAROLE. 

🎥 Marisa Sapienza

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