"POETRY", di Lee Chang-dong
Piove sul fiume. Gocce ritornano nel grande cerchio della vita. Giochi di bimbi sulla riva del fiume. Un corpo scende leggero la corrente insieme alle foglie. Sui teleschermi nelle case già si dice di una ragazza della scuola morta suicida. Mija, la dolce signora che indossa negli abiti la primavera e comincia a dimenticare le parole, sente, capisce che è questo che ha visto prima mentre tornava dal lavoro e guardava l'acqua, le foglie, il cielo. Mija cresce un nipote adolescente, goffo ed egoista, per aiutare la figlia lontana e in difficoltà. Arrotonda il sussidio con cui vive accudendo con garbo e gentilezza un vecchio invalido, ignorando le occhiate lascive che le riserva. Senso del dovere, lavoro e dedizione ai bisogni degli altri non bastano al bisogno inappagato di bellezza, alla sete di senso della sua anima. Si iscrive a un corso di poesia, si pone le domande : come arriva l'ispirazione? Quando? Come riconoscerne i segni, come farla arrivare? Per scrivere occorre vedere il foglio bianco come un potenziale, dice il maestro. L'ispirazione può arrivare da un lavello colmo di tazze da lavare in cucina, aggiunge. Occorre imparare a vedere, ascoltare le emozioni. Invitati a cercare dentro di sé, a parlare del loro ricordo più bello, i racconti timidi degli allievi parlano di vite umili illuminate da un attimo di sintonia con la nonna o del momento in cui, dopo essere cresciuti in un seminterrato, hanno potuto avere una vera piccola casa e hanno abbracciato il pavimento e la finestra; parlano di vite strozzate, di amori impossibili e non vissuti, di affettività trattenuta. La ricerca di una voce poetica per Mija si mescola ad una telefonata attraverso la quale irrompe però la realtà con tutta la sua brutale evidenza. Nel diario ritrovato la ragazza suicida parla della violenza subita sistematicamente da un gruppo di compagni. Tra questi lo stolido nipote di Mija. Tutti gli altri genitori paiono interessati a insabbiare, a minimizzare, a screditare la vittima. "Era bruttina", "le piaceva", "famiglia povera, certo accetterà un risarcimento", queste le voci che Mija sente da loro. Così pure vuole la scuola. Questa la logica economica del mondo, questa la legge delle forme che vanno salvate. Alla funzione funebre della ragazza gli sguardi rivelano che tutti sanno e tutti vogliono coprire. Il lavello è pieno di tazze sporche che devono essere lavate. Dovrà trovare il denaro necessario a salvare il nipote, la quota per il risarcimento di una vita spezzata: non ignorerà lo sguardo lascivo del vecchio che "vuole sentirsi vivo un'ultima volta prima di morire". Col mondo bisogna talvolta venire a patti, così come le tazze nel lavello vanno lavate. Mija, la dolce signora che sentiva "il dolore delle camelie", il fiore rosso come il sangue, ha guardato negli occhi la piccola J. che ha rinunciato a vivere, ha sentito in una susina che "si getta a terra schiacciata e calpestata per passare a nuova vita" tutto il dolore del mondo. Ecco come la piccola signora ha scritto la sua prima poesia.
🎥 Marisa Sapienza
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