"PARIS, TEXAS", di Wim Wenders
"L'homme qui marche" si chiama Travis e cerca se stesso nelle terre di confine del deserto, dove non è più America e non è ancora Messico. Lunghe gambe lo portano, come mosse da un sapere primitivo. Lui non sa dove, sa solo che deve andare, sa solo che deve. La sua bussola è interiore e sta nella tasca: una foto gualcita di una particella di terra in mezzo al nulla dove il padre gli narrò che lui e la madre lo concepirono e che ha un nome doppio in cui è importante la virgola (sorrideva il padre raccontando la virgola, a unire continenti!).
Travis sa ora che tutti nasciamo perché qualcuno ci ha pensati e ci ha consegnato una storia e un destino. Le sue gambe inquiete sanno che devono andare in cerca di una rotta dopo il naufragio della sua vita e Travis va, moderno Ulisse naviga il deserto nella luce tagliente e nel rosso assoluto dei tramonti. Travis cammina e mette quattro anni tra sè e i propri errori, moderno anacoreta si punisce e si purifica per il peccato di aver logorato e perduto ciò che amava, per aver voluto stringere e possedere e rendere eterno un amore che era perfetto così, nella sua imperfezione. Può ora reimparare a parlare, a ricostruire una grammatica dei rapporti col fratello, col figlio Hunter ritrovato. In fondo è semplice: si tratta di rispettare i tempi, di sintonizzare i tuoi passi con l'altro e di scoprire che si può comunicare così, camminando da un lato all'altro della strada, tenendosi d'occhio e non standosi troppo addosso. L'importante è che il figlio sappia che il padre c'è, si è messo persino un buffo vestito da padre serio per venire a prenderlo e vuole solo che il figlio lo guidi. Perché sono le attese dei figli a fare un padre, non viceversa. Tra grandi però non bastano le camminate buffe a ricucire i rapporti. Non si guardano più negli occhi i Travis e le Jane, sempre tra loro un telefono, un interfono, un mezzo qualunque, le spalle girate, uno specchio. Qualcosa a mediare, a evitare la nudità delle ferite, la verità dei sentimenti. Si rincorrono, si trovano e si perdono. Solitudini hopperiane dentro interni illuminati da luce gelida di neon, unico calore il suono della slide guitar di Ry Cooder. L'uomo che cammina riprende la sua strada, non prima di aver ridato la madre al figlio e il racconto così delle proprie origini, come suo padre fece con lui narrandogli di un posto sperduto di nome Paris virgola Texas.
🎥 Marisa Sapienza
Splendido fino all' entrata in scena della Kinski per un finale che rovina quanto visto fino a quel momento risultando un
RispondiEliminapiatto melo' alla Sirk. Altro esempio di come l' autore abbia un' aurea intorno a sé e risulti impossibile da scalfire,intendiamoci io adoro Wenders ma come al solito ha avuto successo ed è diventato moda nel momento sbagliato con i film sbagliati.
Splendido fino all' entrata in scena della Kinski per un finale che rovina quanto visto fino a quel momento risultando un
RispondiEliminapiatto melo' alla Sirk. Altro esempio di come l' autore abbia un' aurea intorno a sé e risulti impossibile da scalfire,intendiamoci io adoro Wenders ma come al solito ha avuto successo ed è diventato moda nel momento sbagliato con i film sbagliati.