"LE VITE DEGLI ALTRI", di Henckel von Donnesmark
Le vite degli altri sono vite vissute dentro un dispositivo di controllo pervasivo ed efficiente (qui la Stasi della DDR degli anni. '80 ) che ha la natura dell'aria e colora tutto della grigia e densa opacità di colori verdastri. Uomini/ingranaggio del sistema come il capiitano Wiesler, rotelle oliate, adattate ai suoi ritmi al punto da sentirsi realizzati dal loro essere pura funzione e a non avvertirli operanti sulla propria persona. Manipola chi ha subito a sua volta la manipolazione e ne ha appreso le tecniche. D'altra parte, una manipolazione è ben riuscita quando non se ne sente il peso e ci si crede liberi. Agli uomini incolori nascosti dentro la divisa è affidato il controllo di devianti dal pensiero unico e irregolari, di coloro che trovano piccole oasi di libertà individuale. La forza dello slancio vitale si manifesta in loro nella forma sublimata dell'arte ma, nella forma degradata di istinto primario, brutale nella sua urgenza, emerge anche in uomini del potere come il ministro. Sarà il desiderio sessuale di questi per la donna dello scrittore/regista a mettere in moto la vicenda, affiancando la sua migliore spia all'uomo di cui vuole liberarsi. Due uomini diversi che la situazione mette in posizione gerarchica, di dominio, ma tra i quali avverrà un transfert generatore di cambiamento, di rivelazione per entrambi. Il film, sin qui condotto in maniera impeccabile come avvincente Spy story, trova la sua verità nell'indagine psicologica, nell'avventura degli animi dentro la grande avventura della storia collettiva, nel piccolo uomo/automa che trova un piccolo libro di poesie e lascia crescere leggendolo la parte sepolta di sè. Un attore è davvero grande quando sul suo volto passano con una recitazione impercettibile mondi interiori e la maschera inespressiva dell'uomo che una volta era incolore si scioglie nel volto mite e malinconico ma finalmente libero di Ulrich Muhe. Quando chiesero a Muhe come avesse impostato la sua recitazione lui, tedesco della DDR, rispose semplicemente "ho ricordato".
🎥 Marisa Sapienza
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