"LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT", di Rainer Fassbinder

Un gatto siamese ci guarda dalla scala che immette nella camera da letto di Petra von Kant. Un grande papier paint domina la parete di fianco al letto intorno al quale, sul quale, ruotano la storia e i suoi personaggi: raffigura il quadro di Poussin che racconta la storia di Bacco e Mida. Toni di rosso in grandi campiture accendono del colore della passione le forme classicamente atteggiate dei corpi. Colori e storie mitologiche che saranno la chiave interpretativa degli avvenimenti e forniranno lo sfondo di molte inquadrature intrecciando le storie di Petra e dei suoi amori con le storie dei personaggi del mito.
Bacco, la vita dei sensi, irrompe col suo disordine nella vita di Petra, l'aristocratica Petra, ricca, creatrice di moda, con due matrimoni falliti alle spalle, passati presto dall'entusiasmo all'incomprensione. 
Una ancella, unica donna nel kammerspiel di Fassbinder a vestire un anonimo nero, è segretaria fedele e serva silenziosa. Capiremo ben presto, vedendola disegnare i modelli di Petra e migliorarli apportando delle varianti, che si lascia docilmente derubare del suo talento e che realizza lei gli abiti per i quali Petra è celebrata. Ne riceve in cambio, lei che la guarda adorante, l'elemosina di un attimo di approvazione. "Muoviti", "presto", "portami", "sbrigati": a lei è riservato l'imperativo del comando, il modo che si usa con la servitù e a cui per censo ed educazione è avvezza Petra. "Ai sottoposti piace in realtà obbedire": è questa teoria dei rapporti servo-padrone che Petra esporrà convintamente agli amici in visita, teoria del dominio come regola dei rapporti anche amorosi. Sarà questo però il veleno delle relazioni di Petra passate e future: Petra suscita l'amore, sa come attrarlo, ottenerlo, poi lo avvelena con l'esercizio del possesso e del potere. Ha il dono di Mida, il tocco dell'arte e il fascino vincente della bellezza che trasforma in oro ciò che tocca, per accorgersi presto che l'oro luccica ma non sazia e lascia affamati di autenticità, di verità.
A far saltare le contraddizioni della vita di Petra sarà Karin, la ragazza di cui si invaghisce. Attraverso lei e il suo crescente potere su Petra Fassbinder adombra forse il rapporto ambivalente tra masse ed élite, i cui idoli si offrono all'adorazione della gente e sembrano vincenti, dominanti, ma dovendo nutrirsi di questa continua attenzione per sentirsi vivi, incapaci ormai come sono di vivere fuori dal ruolo, dipendono in definitiva anch'essi dallo sguardo degli altri. Karin, bellezza popolana, vitale, vive di fotoromanzi e riviste di moda: alle due amanti il regista riserva i colori splendenti e le morbidezza sensuale delle sete di abiti decò che sembrano disegnati da una Sonia Delaunay.
Petra, artista e Pigmalione ormai irrimediabilmente innamorata della propria creatura che crede per sempre sua, si accorge soffrendo che questa le sfugge di mano, autonoma ormai nella propria ascesa e conquista del mondo. Manichini muti che recitavano amplessi nella stanza assistono alla disperazione di Petra che sperimenta la fragilità, il rifiuto e l'abbandono in amore. Ormai piccola, schiacciata sul tappeto, nella camera che l'inquadratura dall'alto fa sembrare enorme come la sua disperazione.
"Il problema è che c'è sempre una classe che vuole educare un'altra, un uomo la sua donna, un uomo un altro uomo, sempre questo rapporto di educazione, questo rapporto servo-padrone", Rainer W. Fassbinder.

🎥 Marisa Sapienza 







Commenti

  1. Altra lettura nitida e illuminante (sono Maria Sardella, sotto mentite spoglie).

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