"IN THE MOOD FOR LOVE", di Wong Kar Wai

"In the mood for love", "L'età della fioritura" (titolo originale cinese), "Un incontro" (il romanzo a cui è ispirata la trama): tre titoli per tre modi diversi di narrare l'inenarrabile di come nasce un amore, di afferrare l'istante e la magia, fermare ciò che scivola via e prende un altro corso, irrimediabilmente. L'amore trattenuto, interdetto, è forse il più forte dei sentimenti e produce un fuoco che non brucia subito ma riscalda per tutta una vita. Nella Hong Kong del 1962, tra esuli cinesi costretti alla coabitazione, due solitudini "fioriscono", due stati d'animo si attraggono, si predispongono all'incontro, due pianeti danzano e intrecciano le loro orbite nel tempo senza tempo dell'amore. Inutili orologi segnano sul muro ore, insignificanti per chi vive la dimensione di un tempo tutto interiore, sospeso. La cinepresa innamorata danza attorno alla bella signora che scende e sale le scale sfiorando il signor Chang. Anche il tema della canzone di Yumeji allaccia le orbite dei loro pianeti, le cattura. Del tempo e dell'alternarsi delle stagioni in una vita che scorre nel silenzio di un amore inespresso ci accorgiamo solo da fiori e colori dei suoi abiti bellissimi.
Quali gabbie hanno sbarre più forti dei divieti autoimposti? Il pudore, le convenzioni, gli interdetti sociali, la dignità di non porsi al livello di chi li offende emulandone i comportamenti, tradendo a loro volta, impediscono al signor Chang e alla signora Chow di vivere i loro sentimenti. 
Lui, seguendo un'antica usanza, li sussurrerà dentro il cavo di un albero e poi, molti anni dopo, nella fessura di una pietra per poi ricoprirli di terra. Potranno così vivere per sempre, in attesa di chi un giorno li narrerà.

🎥 Marisa Sapienza

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