"Il RITRATTO NEGATO", di Andrzej Wajda

"Il ritratto negato" o, meglio, "Powidoky" (il titolo originale) ovvero "immagine residua" , quella che della realtà percepita si forma e resta, invertita nei colori complementari, sulla retina. Questo il nucleo della ricerca dell'artista e teorico dell'arte Strzeminski, il protagonista del film, elaborata nei suoi studi e poi nelle collaborazioni con Malevič e Kandinskj, col Suprematismo e prima ancora col Cubismo. Insegna ai suoi studenti che "le forme occorre spezzarle prima per poterne creare di nuove" e che "neanche Mondrian dovrebbe dipingere come Mondrian" perché un artista non può restare ingabbiato neanche nelle forme che egli stesso ha creato e deve spingere sempre oltre la propria ricerca, fedele a solo a se stesso, al proprio demone e a nient'altro. Insegna che l'arte è "laboratorio di nuove forme". Insegna la libertà di pensare e sentire e con una scena di libertà inizia il film, di giovani e amori e quadri sui cavalletti per dipingere en plain air. Il professore farà rotolare ridendo felice come un fanciullo la sua figura piccola, strana per le mancanze di ciò che ha dato alla patria, una gamba e un braccio, giù dal pendio, subito gioiosamente imitato dagli studenti. I giovani seguono sempre i ribelli, dirà poi S. all'amico poeta. Seguirà un altro gesto di libertà, questo rabbiosamente rivolto a lacerare con la stampella il rosso disturbante di un gigantesco stendardo propagandistico che ha invaso la stanza mentre lui dipingeva e cercava la luce e il colore puri, giusti per la sua visione. Gesto gravido di conseguenze e inizio della parabola declinante della sua vita: la frattura ideologica tra S. e il suo tempo non può essere più composta, occultata, mediata, neanche in  nome del suo passato glorioso e del prestigio indubbio. È tempo di scelte per tutti: la nazione chiede di non "sollevare dubbi" dice il ministro, l'arte deve servire la collettività, suscitare entusiasmi e partecipazione. Il realismo socialista è la via, non l'arte libertaria e cosmopolita, non il formalismo puro cari a Strzeminski. La meravigliosa Sala neoplastica del Museo dai colori assoluti e vibranti che accoglie anche le sculture costruttiviste della moglie, Kodra, verrà smantellata. Così il bellissimo pannello ispirato all'Arte Negra del Cafè esotique. La damnatio memoriae di Strzeminski richiede questo e, poiché senza tessera non si mangia, nell'ultima tappa della sua orgogliosa autodistruzione, dopo il lavoro negato, anche il più umile, dopo i colori o il cibo  negati allo spaccio perché non iscritto, il professore lapperà la ciotola di una minestra negata come un cane. Finirà la sua lotta col destino e col suo tempo tra i manichini disarticolati di una vetrina. 

🎥 Marisa Sapienza

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