"IL FILO NASCOSTO", di Paul Thomas Anderson

La macchina da presa entra in un palazzetto georgiano e noi con lei seguendo una giovane donna su e giù per le scale, tra l'atelier e la dimora privata di Woodcock, sarto della Casa reale inglese e del bel mondo internazionale. Woodcock l'ha resa tempio e monumento a sé stesso, castello e difesa dal mondo esterno e dalla sua banale grossolanità.
Saliamo ed è una ascesa simbolica perché tutto parla di esclusività e sacralità dei riti che lì si compiono. Tutte le donne, principesse o semplicemente ricche, aspirano alla concessione della grazia di una sua creazione, un abito che le faccia splendere e le renda simili a un fiore. Poche elette la ricevono.
Una donna dall'aspetto austero introduce alla maison, veglia sulla casa/orologio, Cyril, sorella/vestale dell'artista, personaggio che pare sia stato ispirato dalla moglie di Hitchcock, Alma, così come Woodcock sembra ricalchi la figura del grande couturier Balenciaga (o forse dell'altrettanto maniacale Charles James).
La casa-atelier a cui si ascende è un mondo chiuso e una difesa dal mondo: le sue inflessibili regole le impone chi ne scandisce tempi e condizioni, l'Artefice.
Se un tempo il posto dell'artista era infatti alla tavola della servitù ( e nei contratti aveva spesso obbligo di livrea), nell'età moderna, con la costruzione del mito dell'artista e del suo ambivalente rapporto con le masse, questi acquista prestigio e privilegi.
Arbitro del gusto, sovrano del Bello a cui aspirano ormai tutti (se non altro come riverbero dell'immagine altrui), è l'esteta, lo stilista, l'artista capace di crearlo. Egli lo crea e poi lo amministra assieme al lusso e al superfluo che gli fanno corona (già gli illuministi ne avevano individuato la funzione di motore e collante dell'economia e della società).
Attorno alla personalità inevitabilmente narcisistica di Woodcock le donne non possono che assumere altro che il ruolo di specchio, di proiezione di un ideale di perfezione da lui continuamente, maniacalmente perseguita e necessariamente autoreferenziale: tutte indispensabili prima, tutte uguali,  intercambiabili dopo.
Tutte devono fare i conti - e perderanno- col fantasma dell'unica davvero amata, la Madre, che popola foto, sogni, incubi dell'artista.
Fa la cameriera Alma, la donna che entra nella vita di W., e non porta foto al collo, non ciocche o fili cuciti negli orli a suggello di segreti da custodire. Pare non avere passato e si offre come una pagina bianca tutta da scrivere per il suo raffinato Pigmalione. Alma, che porta nel nome l'Anima, a colazione spalma il burro sui crostini e li fa crocchiare rumorosamente urtando i nervi ipersensibili dell'artista che arriccia il naso. Ma Alma/Anima non ha intenzione di smettere, di uniformarsi ai dettami altrui, così come rivendica il diritto riguardo gli abiti che le cuce addosso ad avere un proprio gusto ( o a non averne affatto, se le garba). 
Avanza e arretra Alma nel gioco della coppia, nelle schermaglie del corteggiamento e della conquista, si fa cera molle nelle mani del suo artefice che ne modella l'immagine affinché coincida con la sua visione. Ne penetra davvero le difese quando per la prima volta sposa totalmente il suo punto di vista, capisce la perentorietà delle sue intransigenze di artista: un'altra donna gliene offre l'occasione profanando l'abito che W. ha creato per lei col suo vomito. Nell'infelice, sola e ricchissima ereditiera dell'episodio si può riconoscere forse un personaggio che popolava le cronache mondane dell'epoca, col suo esotico ultimo dei molti mariti Rubirosa, la miliardaria Barbara Hutton. 
In quell'attimo di fusione si stringe tra gli amanti un'alleanza, un vero legame che, con arretramenti, finte e fughe, racconta nel film l'amore come una eterna partita in cui difesa e attacco si alternano, le parti si ribaltano l'una nell'altra, il forte diventa debole a turno, il dominante finisce infine con l'amare la propria debolezza che lo rende penetrabile ai sentimenti, invocare la resa, assumere consapevolmente il veleno, ora padrone ora servo nell'amore. 

🎥 Marisa Sapienza 

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