"CANZONI DAL SECONDO PIANO", di Roy Andersson

"Canzoni dal secondo piano", poi, 7 anni più tardi, "You, the living" e, dopo altrettanti sette, "Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza". Basta ricordare questo per capire come a questa trilogia il regista affidi il proprio sguardo sul mondo e che l'andamento triadico di discorso svolto per tesi, antitesi e sintesi compone i singoli tasselli in un vasto polittico o il vario andamento triste o allegro dei singoli movimenti in un'ampia sinfonia.
Negli intervalli il regista gira pubblicità e mette così a punto una capacità di condensare situazioni in sequenze brevi, allegorie filosofiche in guizzi fulminanti, il mestiere insomma che gli permette di far passare discorsi complessi grazie ad una comunicazione efficace. Lo si è detto (e condivido) un Bergman che stempera (o, per altri versi, accresce) la visione drammatica dell'esistenza col senso dell'umorismo e l'ironia corrosiva, col surreale e il non sense.
I Tableau vivant che compongono l'affresco sono affollati di omini incolori dalla voce querula e i volti incerati, morti in vita che si muovono dentro quadri di solitaria tristezza hopperiana, in non-luoghi come bar e sale d'aspetto color penicillina, agiti da urgenze economiche, monadi incapaci di comunicare se non attraverso lagnosi stereotipi linguistici (ci dice qualcosa quell' "andrà tutto bene"?).
In altri momenti uomini/Sisifo spingono pesanti carrelli pieni di roba e sembra che muovano nella stessa direzione. Solo che questo "dove" condiviso non c'è, spinto in un altrove che non si vede.
Talvolta irrompono fantasmi del passato, avvengono sacrifici umani di bambine innocenti o uomini picchiano altri uomini su un marciapiede. 
Mentre queste cose accadono giù, nel campo lungo dell'inquadratura, altri uomini guardano. 
Come il piccione appollaiato sul ramo nel quadro di Breughel guarda gli umani che popolano la scena, Andersson ha scelto di guardare i suoi "uomini che cercano di essere uomini" dal punto di vista di Breughel (e del piccione). Forse per dirci che possiamo scegliere come collocarci nel quadro.

🎥 Marisa Sapienza


 

Commenti

  1. Di questo film, come di tanti altri dei quali tu qui ci parli, ne hanno parlato tanti critici ma, devo dire, che il tuo linguaggio sobrio e insieme poetico, fa rivivere "Canzoni dal secondo piano" dentro una dimensione nuova e molto emozionante.

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  2. Grande Roy Andersson.
    Bellissimo articolo.

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  3. Grande Roy Andersson.
    Articolo bellissimo.

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