"BURNING", di Lee Chang-dong

Un mandarino di cui devi sentire il sapore per farlo esistere, un gatto che c'è e non c'è, contemporaneamente, e che devi dedurre dalle presenze e dai segni che lascia nella scatola e dalle assenze del cibo nella ciotola. Dissemina di indizi le sue storie il regista/scrittore Lee Chang-dong, indizi anche letterari ed espliciti, come Faulkner, lo scrittore preferito di Jong-su, giovane fattorino aspirante scrittore ancora senza storie da narrare, e il Gatsby di Fitzgerald la cui numinosa essenza è subito evocata a spiegare il fascino che promana dal personaggio di Ben. Il ricco e il povero, il passo facile ed elegante di chi incede nel mondo da vincente e prende tutto senza chiedere, sguardi, persone e cose, e il muoversi goffo, senza direzioni e scopi di chi non ha ancora forma e identità ma tutto potrà essere. Tre solitudini nel film, tre vuoti esistenziali che si attraggono perché l'uno ha quel che l'altro non ha e forse lo chiama  amore. Hae-mi, colomba che vuole volare e perdersi nel cielo, ha la testa piena di storie e un cuore vuoto d'amore e attenzione. Con pochi tocchi Lee li fa emergere da un ricordo vivido di lei bambina in un pozzo, un ricordo di angoscia e abbandono,un ricordo però negato da madre e sorella assenti e memori solo del denaro che la figlia deve loro ("che non torni se non ha i soldi"). Il pozzo, luogo simbolico e letterario per eccellenza, è un "vero" ricordo? o è vero in quanto provato come sentimento dell'assenza, vero insomma quanto la dolcezza del succo del mandarino mangiato/mimato da Hae-mi. Jang-su sogna di aderire alla realtà bruciante come il suo modello Faulkner, ma filtra il suo furore come attraverso lo schermo del sogno. Il velo di una serra prende il posto del granaio. Anche il sogno e la leggerezza in Murakami bruciano, come implode il sentimento di rabbia e frustrazione che vivono oggi i giovani, gettati nel mondo, riempiti di cose o del desiderio delle cose, ma lasciati soli nella tempesta di  emozioni che le stesse cose suscitano: desiderano avere corpi diversi come Hae-mi (una delle prime cose che dice a Jang-su ritrovato è di aver fatto la plastica al viso "ora è carino, no?," ora può essere" vista" finalmente, può essere amata). 
La terza via letteraria è di non dire le motivazioni dei personaggi, non investigare i percorsi che portano alle azioni, registrarle dai gesti e dagli accadimenti: una madre abbandonica, vanesia, egoista, cerca il proprio figlio solo per capire se può chiedergli del denaro e ha occhi solo per il proprio cellulare, un padre rissoso che non sa canalizzare la rabbia e antepone il proprio orgoglio alle conseguenze che questo nuovo abbandono avrà sul figlio. Di Ben, l'apparentemente fortunato Ben che vive a Gangnam e ha, dovrebbe, avere tutto, non abbiamo neanche i segni di questi lacerti di famiglie, solo una  grande casa vuota di presenze ma coi cassetti pieni di oggetti altrui (ci sarà anche il pacchiano orologio rosa che J. ha dato a H.). Parlano per lui i suoi silenzi, gli sbadigli e le fughe. Anche Ben che, a suo dire, non prova sentimenti, ha una vitalistica visione del mondo e non conosce il sapore delle lacrime, però sfoga il fuoco interiore bruciando a scadenze regolari una serra, ogni due mesi, non più ma non meno. Dalla Corea di confine in cui Jangsu ha la sua povera casa di famiglia giunge il sonoro della propaganda comunista della Corea del Nord. Povera e confusa la casa, piena di cose accatastate come tutte le case dei poveri del mondo quanto di sogni e pulsioni lo è la testa. La sua bocca aperta in un eterno stupore fanciullo tornerà nell'immagine di J. bambino che assiste al rogo di una serra. Non grano custodiscono i granai, non frutti le serre ma una rabbia impotente che brucia le vite. Haemi cercava il senso della vita alla fine del mondo, nelle danze dei boscimani che lei mima e ripete per il divertimento dei ricchi annoiati. Danza, sogna di volare, gioca col desiderio. Brucia. Lee sceglie di farsi sguardo che non giudica i suoi personaggi, li osserva correre verso il loro destino, reale o sognato che sia: la conflagrazione finale che attende chi incontra il proprio doppio o la propria ombra. Così sarà nell'ultimo appuntamento tra Jangsu e Ben, il pieno e il vuoto, il troppo e il niente, stretti in un abbraccio mortale che è insieme attrazione e repulsione. Ma forse è solo la fantasia autodistruttiva di un bambino solo che guarda una serra bruciare in una terra di confine che è la Corea ma è anche il mondo, il nostro. 

🎥 Marisa Sapienza

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