"ARCA RUSSA", di Alexander Sokurov
La parola "Arca" porta con sé un campo semantico forte, come di contenitore destinato a salvare ciò che merita di essere salvato nella memoria collettiva dei popoli e dei segni che imprimono nel tempo. Contenitore anche dell'alleanza tra l'essere infinito e il finito, perché si infuturi. Un palazzo-arca dunque, l'Ermitage, in cui un visitatore molto armato di esprit de finesse, un po' dandy un po' philosophe, si muove attraverso le sale. Sottile corre attraverso lui e le sue reazioni alla magnificenza delle opere lì adunate il confronto tra cultura francese (il viaggiatore spiritoso e critico ispirato al Marchese de Custin che dice "perché copiate l'arte europea?") e spirito russo. In realtà entrambi convergono poi nella volontà di non voler uscire dal passato, vero ignoto e unica "Arca" del Bello.
Le sale si animano per lui e per noi che lo seguiamo dei fantasmi della storia. Un unico piano- sequenza di ben 90 minuti in soggettiva, girato in 33 set nell'unico giorno concesso dalla direzione del museo per le riprese racconta trecento anni di storia. Ne vediamo i fantasmi in un fluido trascorrere di tableaux vivant di fanciulle in crinolina che si mescolano (invisibili gli uni agli altri) ad arcigni funzionari sovietici, epoche, fogge, pranzi, danze, pantomime per allietare zar e zarine. Una voce fuori campo avverte che alcune porte della storia è meglio non aprirle (Leningrado?). Caterina riceve l'omaggio delle graziose nipoti e damigelle, ma presto soffoca, ha bisogno d'aria, corre fuori. Riusciranno le figlie dello zar a finire la colazione? e Anastasia?
Il procedimento narrativo fluido, sinuoso, lascia gli interrogativi aperti, come in una sinfonia. 867 attori e comparse sono stati magistralmente organizzati da Sokurov nella lunghissima sequenza finale del gran ballo. Un tourbillon di danze che conclude il viaggio dell'astronave/arca con l'apertura di un'ultima porta che si apre sull'acqua: il mare circonda il palazzo/navicella con cui abbiamo attraversato tempo e spazio: il cinema celebra se stesso, il potere delle immagini, il dovere di custodire le memorie e la bellezza.
🎥 Marisa Sapienza
Splendida recensione
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